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stories (IT)


Il primo incontro non si scorda mai
Dolomiti Bellunesi
Pubblicato a Dicembre 2016 in Genius loci


Ebbene sì, non avevo mai incontrato prima uno stambecco alpino. Certo  gli inviti per andare a cercarlo non erano mancati durante precedenti  trasferte nelle Alpi occidentali, ma in qualche modo avevo intimamente e  irrazionalmente deciso che il primo incontro con un “montanaro” così  speciale doveva avvenire nelle Dolomiti Bellunesi. E a queste  longitudini le località popolate o meglio “ripopolate” dallo stambecco  sono poche e relativamente difficili da raggiungere. L’occasione si è  presentata nei giorni scorsi, complice la “quasi” totale assenza di neve  (e delle conseguenti valanghe) fino alla quota dello stambecco  (2000-2400 m) e l’insistenza di un paio di amici. Il primo incontro con  un animale selvaggio in natura mi ha sempre affascinato: nonostante la  precedente indigestione di migliaia di immagini e di centinaia di  filmati e racconti, trovarselo davanti è sempre sorprendente. Ricordo ad  esempio il mio stupore nell’osservare per la prima volta l’inattesa e  per certi versi incredibile piccolezza di una civetta nana, piuttosto  che il sussulto provato nel mettere a fuoco le strane macchie di cera  giallo limone “colate” sul dorso della salamandra di Aurora o l’assoluta  incredulità nell’osservare l’effettiva  stazza e possenza di un gallo  cedrone in carne ed ossa. Ricordo anche, con leggera amarezza, le  emozioni che mi sono “bruciato”: la mia prima aquila osservata  volteggiare in una voliera anzichè fra qualche picco innevato, così come  la gioia smorzata nel vedere fare capolino la testa di una civetta  capogrosso da una cassetta nido artificiale piuttosto che da un foro su  un tronco contorto di un vecchio faggio. E mi sorprendo anche questa  volta nell’osservare uno splendido maschio di stambecco; non me lo  aspettavo così grande, con un pelo così folto e scuro; non avevo  immaginato la mitezza di quello sguardo, ma soprattutto non mi ero  prefigurato a sufficienza la “rugosità” e la lunghezza interminabile di  quelle corna. Per il resto, dopo tanta fatica, le condizioni  dell’incontro sono quelle che sognavo: mi trovo lassù, a tu per tu con  il grande stambecco delle Alpi, tra cenge esposte e pareti verticali;  posso osservarlo fare capolino da uno sperone roccioso a picco sopra ad  un piccolo lago alpino completamente ghiacciato e, allargando lo  sguardo, godere dello spettacolo a 360 gradi offerto dalle Dolomiti  nell’aria tersa di una radiosa giornata d’inverno.




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