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dolomites

ALTITUDES
 
Rispetto ad altre aree della catena alpina, le Dolomiti Bellunesi meridionali sono caratterizzate da quote mediamente non elevatissime, anche se nell’omonimo Parco Nazionale si superano i 2.500 metri di quota nel gruppo della Schiara e del Sass de Mura, fermandosi a quota 2.334 nella parte più occidentale occupata dalle Vette Feltrine. L’abbandono delle attività di alta quota (pascolo) e gli effetti ormai tangibili del riscaldamento globale, particolarmente incisivo in queste aree, rendono queste zone particolarmente soggette al fenomeno dell’avanzamento del bosco, alla riduzione del permafrost ed alla perdita di nevai che un tempo perduravano fino ai mesi più caldi. Tutto ciò rappresenta una minaccia per le specie tipiche delle praterie di alta quota diffuse in una serie di vasti altipiani carsici posti a ridosso di quota 2000 e caratterizzati da nomi suggestivi: Piani Eterni, Piazza del Diavolo, Busa di Pietena, Busa delle Vette, etc. Questo senso di ineluttabile trasformazione rende ancora più prezioso il fugace incontro con specie strettamente ancorate a questi ambienti quali la pernice bianca (Lagopus muta) e l’apollo (Parnassius apollo) così come il Geranium argenteum e l’Alyssum ovirense, solo per citarne alcune.

Compared to other areas of the Alpine chain, the Southern Belluno Dolomites are characterized by lower altitudes, exceeding the 2,500 meters only in the Schiara and Sass de Mura groups and reaching the level of 2,333 m a.s.l. in the western part occupied by the Vette Feltrine. The abandonment of human activities, such as in particular grazing, and the first tangible effects of the global warming, which are particularly effective in these zones, make these areas particularly vulnerable to the phenomena of forest progression as far as permafrost and snowfield retreat. This is a threat for the typical species of high altitude grasslands which still populate a number of karst plateaus with evocative names: Piani Eterni, Piazza del Diavolo, Busa di Pietena, Busa delle Vette, etc. This sensation of ineluctable transformation makes even more precious the fleeting encounter with species strictly linked to these disapparing environments, such as the Ptarmigan (Lagopus muta), the Apollo (Parnassius apollo) as well as the Geranium argenteum or the Alyssum ovirense as many others.
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